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SI CURAVA ANCHE COSI’.....   LA LINEA - LA DIETA

Può darsi che, come quelle attuali con la "dieta dell’astronauta" e simili mode, le dame greche, che ai loro uomini piacevano solide si’ ma atletiche, si confidassero l’un l’altra, per mantenere o riconquistare il peso-forma, la "dieta dell’olimpionico".

Una prima formula l’aveva suggerita il duecentometrista Charmis di Sparta nel 668 a.C., dichiarando dopo la sua vittoria alla 28 Olimpiade, di essersi nutrito durante gli allenamenti unicamente di formaggio, noci e fichi secchi.

Ma fu solo oltre un secolo dopo, nel 532 a.C., che Pitagora stabili’ un vero e proprio menu’ raccomandato per farsi un fisico efficiente: carne esclusivamente di bue o suino arrostita e condita con aceto, e per contorno coliphium, un tipo di pane non lievitato, impastato con formaggio tenero.

Il concetto di dieta, comunque, lo introdusse dopo un altro secolo circa Ippocrate di Coo (meglio noto come Ippocrate, e basta), particolarmente con l’opera "Sul regime di vita"’ in greco appunto "diaita", secondo un significato quindi assai più esteso di quello attuale.

 A chi volesse ‘mettersi a regime’, Ippocrate raccomandava pero’ un non eccessivo entusiasmo per le attività fisiche, in aperto contrasto con gli ‘iatroliti’, i medici che con la ginnastica curavano non solo la linea, ma anche la febbre, l’emicrania, il ‘marasma’ e l’emottisi.

 Altrettanto scettico sull’efficacia dell’esercizio fisico a se’ stante fu nel Il secolo a Roma Claudio Galeno, che lo voleva coordinato quanto meno con massaggi e cure termali, concludendo anzi nel proprio "sul gioco della piccola palla" che e’ questa l’unica specialità ‘sportiva’ in grado di "conferire eleganza e proporzioni equilibrato alle varie parti del corpo".

 Resta il fatto che nel grande mosaico romano del III secolo venuto in luce a Piazza Armerina, si vedono una frotta di signore in bikini, ma con tanto di bracciali, collane, occhi bistrati ed elaborate pettinature, che vanno a passo di corsa, saltano, sollevano pesi, ruotano dischi, e insomma pare proprio uno di questi club-palestra che campano sulla neurosi da cellulite che affligge le signore d’oggi soprattutto.

 Poi, mentre l’Occidente fa della mortificazione della carne una questione religiosa, fino all’esaltazione della "Parca Diaeta" della vita monastica, e’ dal mondo arabo, ma da un medico cristiano vissuto a Baghdad nell’XI secolo, Ibn Butlan, che ci viene la prima tabella dietologica di pronta consultazione, i "Sei prodotti innaturali", che elenca con tutta la precisione relativa all’epoca le proprietà di ciascun possibile alimento. Ma da opere simili, quali anche i vari "Taquinum sanitatis", "Flos sanitatis" e i compendi della scuola salernitana, si poteva pia’ che altro ricavare che cosa non mangiare per non ingrassare, e non cosa o come mangiare per dimagrire.

Per lo scopo cosi direttamente affrontato rimasero in pratica in vigore le modalità fisioterapiche classiche: bisogna arrivare alla seconda edizione (1398) del "Magiae Naturalis" di Giovan Battista Della Porta (uno dei testi cari al manzoniano Don Ferrante) per trovarvi la prescrizione, e in tempi di già opulente veneri baroccheggianti, "Mammillarum incrementa prohibere" (‘impedire l’ingrossamento dei seni’) applicandovi degli empiastri di cicuta sfatta nell’aceto. Altri consigli per conservar le forme svelte li da’ "Il tesoro della sanita’ di Castor Durante a Gualdo Modico e Cittadino Romano. Nel quale s’insegna il metodo di conservare la sanita’.... e si tratta de’ Cibi..." (1611). Col "Dei danni del vitto e del modo di usarne utilmente" di Antonio Maria Juniore Della Porta, nel 1772, s’apre infine, quanto al vecchissimo problema del dimagrire, l’epoca attuale.

Argomenti trattati
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