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"La vita è bella"

"Il film, il regista e l'attore ormai un mito anche negli States"

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Ormai Benigni è un caso anche negli Stati Uniti... mai un film straniero aveva avuto una tale distribuzione (e degli incassi così alti) ed un unanime grande successo di critica e di pubblico.
Con i tre Oscar per ''La vita è bella'' l'attore-regista toscano  Roberto Benigni si aggiudica il premio come miglior attore e quello per il miglior film straniero e per la migliore colonna sonora. Roberto Benigni ci ha da tempo stupito con la sua comicità imprevedibile e creativa, abituato ai suoi "exploit". Ci sono comici intelligenti e comici volgari, comici raffinati, comici colti che fanno pensare, comici coraggiosi che dicono pane al pane, comici ipocriti o prezzolati, comici acuti e sottili, abili nei giochi di parole, comici con una faccia che da sola ti fa "sbracare", comici moderni attenti ai cambiamenti sociali, comici sorpassati che però sanno un sacco di barzellette, ma Benigni...! Lui fa ridere senza nessuna tecnica particolare, se non appunto un grande desiderio di far ridere e basta, perché gli dà soddisfazione. E in questa soddisfazione c'è qualcosa di molto antico, come se fosse uno dei pochissimi al mondo in grado di evocare la pulsione originale del riso, quella che nasce nelle feste, nel carnevale, quella assolutamente fine a se stessa, quindi al di là del bene e del male. Esonerata, per palese superiorità spirituale, dal seguire le leggi degli esseri umani. Davanti a Benigni il pubblico torna a sentirsi popolo. E questa sensazione atavica procura un grande piacere. Non c'è personaggio dello spettacolo che goda di un consenso così ampio e incondizionato.

La biografia

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Tutto cominciò il il 27 ottobre 1952 (anno di nascita) a Misericordia (Arezzo) per proseguire a Vergaio, un paese poco distante, nel Pratese. Il "Cioni" cominciava a prendere forma in quella campagna toscana un po' comunista, un po' cristiana e un po' stregona: «Della mia infanzia racconta Benigni non ricordo quasi niente fino ai dieci anni. Come si dice in psicoanalisi: tutto rimosso. Tutto quello che so lo devo ai racconti della mi' mamma, del mi' babbo e delle mie sorelle: è che fino ai sedici anni sono stato il contrario di un diavolo. Non parlavo quasi mai, ero piuttosto bruttino, magro, senza denti e anche un po'peloso. La mi' mamma pensava che qualcuno mi avesse fatto qualcosa di losco, e infatti continuava a portarmi da streghe e fattucchiere perché mi togliessero il malocchio. Il risultato è che nei miei film ci infilo spesso dentro storie di streghe. Mi viene naturale, perché, insieme al sesso e alla religione, le streghe sono tra le cose che conosco meglio. Per la stessa ragione difficilmente farò un film sull'isola di Ceylon. Sono stato anche sul punto di farmi prete sul serio, m'ha salvato l'alluvione del '66, nel senso che quando è arrivata ero proprio a Firenze dai gesuiti. Morale: me ne sono tornato a casa e ho continuato gli studi nelle Case del popolo, che poi è la stessa cosa vista però da un'altra ottica». Questi gli inizi. Poi il salto verso Roma: «Era il settembre del 1973 scrive Silvano Ambrogi Donato Sannini uscì da Firenze con la sua auto, si diresse a Campi Bisenzio dove lo aspettava Carlo Monni, passò da Vergaio, nei pressi di Prato a prelevare Roberto Benigni e infine sostò a Calenzano, a pochi chilometri da Vergaio, a prendere Aldo Buti. In quattro si avviarono verso Roma, decisi a correre la loro avventura. Roberto Benigni era partito da Vergaio munito solo della chitarra, sulla quale provava le sue canzonacce ribalde». Il piccolo gruppo debuttò al teatro dei Satiri

Oltre alle trasmissioni televisive: Televacca, L'Altra Domenica, il Festival di Sanremo e le numerose "irruzioni" da Baudo, Carrà e compagnia bella, i numerosi film: Berlinguer ti voglio bene (1977), Chiaro di luna (1979), I giorni contati (1979) Letti selvaggi (1979), La luna (1979), Chiedo asilo (1980), Il pap'occhio (1980), Il resto del pap'occhio (1980), Il minestrone (1981), Permanent Vacation Coffee and cigarettes (1981), Tu mi turbi (1982), Tutto Benigni dal vivo (1983), Non ci resta che piangere (1984), Daunbailò (1986), Il piccolo diavolo (1988), La voce della luna (1990), Johnny Stecchino (1991), Tassisti di notte Los Angeles, New York, Parigi, Roma, Helsinki (1992). E Il mostro, l'ultimo film, campione d'incassi. Diretto da Claudio Abbado, Benigni è la voce recitante in Pierino e il lupo nell'edizione della Deutsche Grammaphon.
Alcuni critici lo hanno definito il Woody Allen italiano, ma lui cosa ne pensa? «Ma, io penso che sia più difficile essere il Mastroianni russo che il Woody Allen italiano... quello che mi piacerebbe essere sarebbe l'Anna Magnani svizzera, ma non riesco a trovare lo stile per riuscire a eguagliarla, è il mio punto d'arrivo è comunque l'Anna Magnani svizzera... ».

La trama del film

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Alla fine degli anni Trenta due simpatici giovanottelli lasciano la campagna per approdare, pieni di speranze e d'allegria, in una bella e grande città.Guido è il più vivace dei due. Vuole aprire una libreria nel centro storico. L'altro, Ferruccio, smarrito e poetico, fa il tappezziere, ma si diletta a scrivere versi comici e irriverenti. In attesa che le loro speranze si realizzino, il primo trova un lavoro come cameriere a Le Grand Hotel e il secondo s'arrangia facendo il commesso in un piccolo negozio di stoffe.
La città offre al due giocosi amici mille occasioni di entusiasmo e di avventure. In un'Italia paludata, elegante, marmorea, goffamente militaresca, Guido e Ferruccio rincorrono la felicità. Con brio, con incoscienza.

Guido s'innamora di una maestrina repressa da un ambiente che vive di buone maniere e di conformismo, Dora , che però ha dentro di sé tanta voglia di lasciarsi andare, di vivere pienamente la sua età. Conquistare la giovane maestra è come scalare una montagna e Guido ci prova escogitando l'impossibile. Le appare continuamente davanti, all'improvviso, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla, la incanta con i suoi trucchi furbissimi.

Ma Dora non prende sul seno la passione di Guido, anche perché ha il cuore occupato da un segreto: è promessa sposa di un vecchio compagno di scuola. I due sono i classici eterni fidanzati, ma ormai lei non può più trovare scuse, deve sposarsi. Guido non sa dell'imminente matrimonio di Dora e continua testardamente, impazzito d'amore, a nutrire le sue speranze.Finché una notte il matrimonio viene annunciato con un ricevimento proprio al Grand Hotel, dove Guido fa il cameriere. La festa è sontuosa, elegantissima, con centinaia di invitati, l'orchestra e un'immensa torta etiope. Mentre tutti mangiano, ballano e ridono, Guido si dispera. Ne combina di tutti i colori, inciampa dappertutto...

Ma anche Dora non è a suo agio. Sente affezione per il suo fidanzato ma niente di più. Il destino è stato più forte di lei, e lei non gli si è mai ribellata, stancamente ha lasciato che le cose andassero per loro conto. Sta per sposarsi con un uomo che non ama ed è circondata da persone piuttosto opache, con la testa piena di vuote quanto brutali mitologie imperialistiche.

Per fortuna tra tutti quel fantasmi c'è qualcuno che palpita realmente per lei: è quel cameriere che sta per aprire una libreria al centro storico della città. Un uomo con tanta fantasia, mentalmente libero, e che la fa ridere.Così, mentre gli invitati festeggiano il più grande errore della vita di Dora, Guido riesce a tirar fuori dalla prigione la sua innamorata. Irrompe nella festa in groppa a un puledro e, come nelle antiche fiabe, se la porta via.

E' così che si sono incontrati Dora e Guido. E' così che è nato il loro amore. Una storia che somiglia a una favola, piena di passione, di felicità e di piccoli dolori. Una storia che somiglia al passato di tante persone semplici, che la felicità se la sono conquistata pagando magari qualcosa.
Dall'amore di Dora e Guido viene alla luce un bambino, Giosuè, mentre l'amico del cuore Ferruccio insegue il suo destino, portato lontano dalla guerra.

Giosuè ha cinque anni. Nella libreria che finalmente Guido ha aperto al centro della città non va quasi nessuno: l'Italia è in guerra, i monumenti sono impacchettati e protetti dal sacchi di sabbia.

Ma Dora e Guido non vogliono rinunciare a tenere allegro il ragazzino. Malgrado gli stenti e l'atmosfera minacciosa che la circonda, la famigliola di Guido sembra godersi fino in fondo il poco che c'è da godere. I tre stanno bene insieme, ridono, giocano, anche nell'ostilità che quel tempo riserva a chi, come Guido, è di lontane origini ebraiche.

Ecco che un brutto giorno, inaspettatamente, la vita dell'amorosa famigliola di Guido viene sconvolta. La guerra li strappa da casa e li trascina nel cuore della più grande tragedia che l'Europa abbia mai conosciuto. Guido e il bambino vanno da una parte, Dora dall'altra. Il padre del piccolo Giosuè ha un solo compito: salvare il ragazzino dalla bufera della guerra. Lo protegge, lo nasconde, gli nasconde gli orrori. E per far questo è costretto a essere sempre di buon umore, a trasmettere fiducia e gioia.Intorno al due si consumano i misfatti più inauditi, quasi paradossali per la loro assurdità, e Guido dice al figlio che è tutta una finzione, una specie di grande gioco collettivo. Le brutte avventure nelle quali padre e figlio si imbattono Guido le trasforma in occasioni di comicità, per tenere allegro Giosuè. Cerca di allontanarlo dalla paura distraendolo continuamente con i suoi modi buffi. Giosuè attraversa così le tenebre della nostra Storia ridendo, senza rendersi conto delle cose brutte che gli succedono intorno.

Quando finalmente tornerà a regnare la pace, il piccolo Giosuè potrà continuare a pensare che la vita è bella, degna di essere vissuta. Guido restituirà alla madre un bambino integro, incontaminato dalla guerra. Dora lo stringerà di nuovo tra le braccia e ritroverà il suo bambino così come l'aveva lasciato: allegro e, appunto, pieno di voglia di vivere.

Sito ufficiale
Il sito realizzato da Cecchi Gori per la promozione del film in Italia.

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