Le "La vita è bella"
Ormai Benigni è un caso anche negli Stati Uniti... mai un
film straniero aveva avuto una tale distribuzione (e degli incassi così alti) ed un
unanime grande successo di critica e di pubblico. La biografia
Tutto cominciò il il 27 ottobre 1952 (anno di nascita) a Misericordia (Arezzo) per proseguire a Vergaio, un paese poco distante, nel Pratese. Il "Cioni" cominciava a prendere forma in quella campagna toscana un po' comunista, un po' cristiana e un po' stregona: «Della mia infanzia racconta Benigni non ricordo quasi niente fino ai dieci anni. Come si dice in psicoanalisi: tutto rimosso. Tutto quello che so lo devo ai racconti della mi' mamma, del mi' babbo e delle mie sorelle: è che fino ai sedici anni sono stato il contrario di un diavolo. Non parlavo quasi mai, ero piuttosto bruttino, magro, senza denti e anche un po'peloso. La mi' mamma pensava che qualcuno mi avesse fatto qualcosa di losco, e infatti continuava a portarmi da streghe e fattucchiere perché mi togliessero il malocchio. Il risultato è che nei miei film ci infilo spesso dentro storie di streghe. Mi viene naturale, perché, insieme al sesso e alla religione, le streghe sono tra le cose che conosco meglio. Per la stessa ragione difficilmente farò un film sull'isola di Ceylon. Sono stato anche sul punto di farmi prete sul serio, m'ha salvato l'alluvione del '66, nel senso che quando è arrivata ero proprio a Firenze dai gesuiti. Morale: me ne sono tornato a casa e ho continuato gli studi nelle Case del popolo, che poi è la stessa cosa vista però da un'altra ottica». Questi gli inizi. Poi il salto verso Roma: «Era il settembre del 1973 scrive Silvano Ambrogi Donato Sannini uscì da Firenze con la sua auto, si diresse a Campi Bisenzio dove lo aspettava Carlo Monni, passò da Vergaio, nei pressi di Prato a prelevare Roberto Benigni e infine sostò a Calenzano, a pochi chilometri da Vergaio, a prendere Aldo Buti. In quattro si avviarono verso Roma, decisi a correre la loro avventura. Roberto Benigni era partito da Vergaio munito solo della chitarra, sulla quale provava le sue canzonacce ribalde». Il piccolo gruppo debuttò al teatro dei Satiri Oltre alle trasmissioni televisive: Televacca, L'Altra Domenica, il
Festival di Sanremo e le numerose "irruzioni" da Baudo, Carrà e compagnia
bella, i numerosi film: Berlinguer ti voglio bene (1977), Chiaro di luna (1979), I giorni
contati (1979) Letti selvaggi (1979), La luna (1979), Chiedo asilo (1980), Il pap'occhio
(1980), Il resto del pap'occhio (1980), Il minestrone (1981), Permanent Vacation Coffee
and cigarettes (1981), Tu mi turbi (1982), Tutto Benigni dal vivo (1983), Non ci resta che
piangere (1984), Daunbailò (1986), Il piccolo diavolo (1988), La voce della luna (1990),
Johnny Stecchino (1991), Tassisti di notte Los Angeles, New York, Parigi, Roma, Helsinki
(1992). E Il mostro, l'ultimo film, campione d'incassi. Diretto da Claudio Abbado, Benigni
è la voce recitante in Pierino e il lupo nell'edizione della Deutsche Grammaphon. La trama del film
Alla fine degli anni Trenta due simpatici
giovanottelli lasciano la campagna per approdare, pieni di speranze e d'allegria, in una
bella e grande città.Guido è il più vivace dei due. Vuole aprire una libreria nel
centro storico. L'altro, Ferruccio, smarrito e poetico, fa il tappezziere, ma si diletta a
scrivere versi comici e irriverenti. In attesa che le loro speranze si realizzino, il
primo trova un lavoro come cameriere a Le Grand Hotel e il secondo s'arrangia facendo il
commesso in un piccolo negozio di stoffe. Guido s'innamora di una maestrina repressa da un ambiente che vive di buone maniere e di conformismo, Dora , che però ha dentro di sé tanta voglia di lasciarsi andare, di vivere pienamente la sua età. Conquistare la giovane maestra è come scalare una montagna e Guido ci prova escogitando l'impossibile. Le appare continuamente davanti, all'improvviso, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla, la incanta con i suoi trucchi furbissimi. Ma Dora non prende sul seno la passione di Guido, anche perché ha il cuore occupato da un segreto: è promessa sposa di un vecchio compagno di scuola. I due sono i classici eterni fidanzati, ma ormai lei non può più trovare scuse, deve sposarsi. Guido non sa dell'imminente matrimonio di Dora e continua testardamente, impazzito d'amore, a nutrire le sue speranze.Finché una notte il matrimonio viene annunciato con un ricevimento proprio al Grand Hotel, dove Guido fa il cameriere. La festa è sontuosa, elegantissima, con centinaia di invitati, l'orchestra e un'immensa torta etiope. Mentre tutti mangiano, ballano e ridono, Guido si dispera. Ne combina di tutti i colori, inciampa dappertutto... Ma anche Dora non è a suo agio. Sente affezione per il suo fidanzato ma niente di più. Il destino è stato più forte di lei, e lei non gli si è mai ribellata, stancamente ha lasciato che le cose andassero per loro conto. Sta per sposarsi con un uomo che non ama ed è circondata da persone piuttosto opache, con la testa piena di vuote quanto brutali mitologie imperialistiche. Per fortuna tra tutti quel fantasmi c'è qualcuno che palpita realmente per lei: è quel cameriere che sta per aprire una libreria al centro storico della città. Un uomo con tanta fantasia, mentalmente libero, e che la fa ridere.Così, mentre gli invitati festeggiano il più grande errore della vita di Dora, Guido riesce a tirar fuori dalla prigione la sua innamorata. Irrompe nella festa in groppa a un puledro e, come nelle antiche fiabe, se la porta via. E' così che si
sono incontrati Dora e Guido. E' così che è nato il loro amore. Una storia che somiglia
a una favola, piena di passione, di felicità e di piccoli dolori. Una storia che somiglia
al passato di tante persone semplici, che la felicità se la sono conquistata pagando
magari qualcosa. Giosuè ha cinque anni. Nella libreria che finalmente Guido ha aperto al centro della città non va quasi nessuno: l'Italia è in guerra, i monumenti sono impacchettati e protetti dal sacchi di sabbia. Ma Dora e Guido non vogliono rinunciare a tenere allegro il ragazzino. Malgrado gli stenti e l'atmosfera minacciosa che la circonda, la famigliola di Guido sembra godersi fino in fondo il poco che c'è da godere. I tre stanno bene insieme, ridono, giocano, anche nell'ostilità che quel tempo riserva a chi, come Guido, è di lontane origini ebraiche. Ecco che un
brutto giorno, inaspettatamente, la vita dell'amorosa famigliola di Guido viene sconvolta.
La guerra li strappa da casa e li trascina nel cuore della più grande tragedia che
l'Europa abbia mai conosciuto. Guido e il bambino vanno da una parte, Dora dall'altra. Il
padre del piccolo Giosuè ha un solo compito: salvare il ragazzino dalla bufera della
guerra. Lo protegge, lo nasconde, gli nasconde gli orrori. E per far questo è costretto a
essere sempre di buon umore, a trasmettere fiducia e gioia.Intorno al due si consumano i
misfatti più inauditi, quasi paradossali per la loro assurdità, e Guido dice al figlio
che è tutta una finzione, una specie di grande gioco collettivo. Le brutte avventure
nelle quali padre e figlio si imbattono Guido le trasforma in occasioni di comicità, per
tenere allegro Giosuè. Cerca di allontanarlo dalla paura distraendolo continuamente con i
suoi modi buffi. Giosuè attraversa così le tenebre della nostra Storia ridendo, senza
rendersi conto delle cose brutte che gli succedono intorno. Sito ufficiale Il sito realizzato da Cecchi Gori per la promozione del film in Italia. |
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