PIZZAIOLO?- NO GRAZIE
di Corrado Giustiniani

Diecimila i posti scoperti per "crisi delle vocazioni"
La FIPE: mestiere faticoso ma si guadagna bene!


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Che paradosso: i nordafricani assurti a custodi della specialità più celebre del Made in Italy
Tutto questo perché ai ragazzi italiani questo mestiere sembra non piacere più.
In tutto il paese, infatti, si cerca disperatamente un numero di pizzaioli che varia dai 10.000 stimati da una piccola associazione di categoria, ai 5.000-7.000 calcolati invece dalla FIPE, la Federazione Italiana dei pubblici esercizi, che rappresenta l'80% dei 22.000 locali che fanno pizza, fra classici e take-away e consegna a domicilio.

La penuria si avverte soprattutto nei locali del Nord, primi quelli lombardi.
Sarà forse perché a fare pizze si guadagna poco?
Nemmeno per sogno.
Un pizzaiolo appartiene al quarto livello del contratto del commercio, e appena entrato prende subito 2.200.000 lire lorde al mese.
Con i superminimi e altri ammennicoli, raggiunge facilmente i 3.000.000 lordi, come e più di un professore, quindi.......
Se poi è molto bravo, non è difficile che arrivi a 4 o 5 milioni al mese.

Ci sono casi in cui il proprietario del locale diventa "schiavo" del suo pizzaiolo: è lui che attrae la clientela, è a lui che bisogna dare tutto.
Per non dire, poi, di quanto si può guadagnare all'estero. In Europa circa 5 milioni al mese, in Giappone 7 milioni al mese ( più vitto e alloggio) con punte al mondo sino a 10 milioni al mese.

Come mai, allora? «Bisogna anche ammettere che fare pizze non è il lavoro più comodo del mondo» afferma Edi Sommariva, che della FIPE è il segretario generale.
Si lavora sempre in piedi e a contatto con il calore del forno.
Tra i ragazzi immigrati dai paesi terzi, a mostrare un particolare talento nel preparare margherite, capricciose e calzoni, sono dunque gli Egiziani: che lavorano già con successo in molte pizzerie.

Ma torniamo ai nostri pizzaioli: se quei 7,o 10 mila posti che siano, non vengono coperti, non è solo per un problema di crisi delle "vocazioni". C'è il solito guaio della formazione professionale che in questo paese non funziona.

Quella pubblica, ha corsi troppo lunghi e teorici (i ragazzi non escono con il mestiere in mano), quella privata, che presenta corsi leggeri di 60 ore, è troppo spezzettata.

Ci vuole assolutamente l'alternanza fra scuola e stage in azienda, ma questa è divenuta possibile da tre anni (Legge TREU n° 196 del 1997).

Altro problema, non vi sono regole codificate per fare la pizza.
Ci sono mille varietà e mille modi: si pensi soltanto allo spessore della pasta di pane a Milano, al confronto con la sottigliezza di quella romana.
Il tutto contribuisce a rendere meno "protocollare" il mestiere.

Margherita:
è lei la regina delle pizze

Quante pizze?

In Italia si consumano 56 milioni di pizze alla settimana, cioè quasi 3 miliardi all'anno

Quanto piacciono?

Al 71% della popolazione la pizza piace molto, al 18% abbastanza, al 6% poco e il 2% non ha opinione.

Quali pizze?

La "margherita" è in testa: ha il 38% dei gradimenti, davanti alla "4 stagioni" con il 12%,a quella con verdure al 10%,a quella con il prosciutto all'8%

Quante volte?

Il 62% della popolazione mangia la pizza una volta alla settimana, il 14% due volte, il 9% tre o quattro volte e l'11% mai.

Dove?

Il 33% degli italiani la consuma in pizzeria, il 27% la cucina a casa, il 28% la compra fuori e la mangia a casa, l'11% l'acquista surgelata

Quante Pizzerie?

Sono 22.000 fra locali classici, take-away e consegna a domicilio,con ben 110.000 addetti il fatturato globale annuo è di 19.000 miliardi.

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