Acqua minerale in bottiglie chiuse

L’acqua minerale? Mai più nel bicchiere. I bar si ribellano.

Decreto della Salute: solo bottiglie chiuse

Un decreto del ministero della Salute prevede in tutti i locali l’apertura, davanti al cliente, della bottiglia d’acqua integra.
A scendere sul piede di guerra sono i baristi che minacciano di ricorrere al Tar se non si potranno ottenere ragionevoli correzioni alla norma.
Tra le preoccupazioni gli aumenti a cui andranno incontro i clienti costretti ad acquistare bottiglie da mezzo litro.
E c’è già qualche azienda che sembra stia organizzando la produzione di confezioni monouso da 20 centilitri.
Un’altra obiezione è quella sull’aumento dei rifiuti da smaltire.
Il ministero da parte sua si è mosso invece per la difesa della salute del consumatore.
Addio dunque al bicchiere d’acqua minerale al bar.
Dal 14 marzo per un decreto del ministero della Salute sarà obbligatorio, nei pubblici esercizi, servire ai clienti una bottiglia d’acqua integra che andrà aperta davanti al consumatore. E se per i ristoranti non sarà un problema, a scendere sul piede di guerra sono i baristi. Il provvedimento è stato fatto alla luce del rispetto dell’integrità della purezza dell’acqua. Non piaceva infatti al ministro della Salute l’abitudine di offrire ai clienti acqua prelevata da confezioni non integre, esponendola a rischi di contaminazione, con la conseguente perdita delle caratteristiche originarie di quando viene imbottigliata.
«La portata di questo provvedimento mi sembra sia esorbitante rispetto al problema — commenta Edi Sommariva, direttore generale Fipe-Confcommercio — Se questa norma dovesse rimanere per baristi e consumatori i danni saranno molteplici. Nei caffè non si potranno più utilizzare porzioni di acqua minerale per miscelare prodotti alcolici o analcolici. Inoltre i contenitori che dovranno sostituire i bicchieri costeranno di più e i costi aggiuntivi andranno recuperati sul prezzo di vendita del prodotto, proprio ora che siamo tutti impegnati a tenere sotto controllo la spesa, non è proprio il massimo».
E a questo punto sorge il dubbio: quale sarà l’atteggiamento delle industrie? Lasciare la sola bottiglia da mezzo litro o creare una confezione monodose. Sembra che qualcuno già ci stia pensando, con delle bottiglie da 20 centilitri. Ma anche questo, aggiunge Sommariva, andrà a colpire ancora una volta le tasche dei clienti.
«Un altro problema da non sottovalutare è certamente quello legato all’aumento dei pezzi di plastica e vetro — continua Sommariva — oltre ad andare ad affollare i magazzini dei locali aumenteranno il volume dei rifiuti e anche questo non è un terreno tranquillo».
Gli esercenti contestano il principio da cui nasce il provvedimento cioè la non contaminazione del prodotto. «Tutti i pubblici esercizi osservano l’autocontrollo igienico sanitario e in questa procedura non contemplato questo rischio — conclude Sommariva — Allora sarebbe stato meglio per difendere l’enorme patrimonio di sorgenti minerali che abbiamo nel nostro paese trovare altre soluzioni più legate alla formazione alla informazione del cliente. Con impatto più sereno e più tranquillo».
La categoria è comunque fiduciosa. E’ già stato chiesto un incontro con il ministro nella speranza di poter apportare qualche modifica essenziale, ma se ciò proprio non avvenisse il proposito è quello di ricorrere al Tar.
Secondo il decreto approvato dal ministero in favore della salute dei consumatori le bottiglie lasciate aperte oltre non garantire più le proprietà originarie non consentono «l’accesso del consumatore – recita il decreto – all’informazione recata dall’etichetta».
di ROSSELLA CRAVERO dal Messaggero

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