La pizza fa incontrare le persone – Un forno a legna nell’ ambasciata Usa

L'ambasciatore americano Ronald Spogli è ricorso a una serie di sponsor privati per farlo costuire e dichiara : lo userò per le colazioni di lavoro, è il simbolo dell' Italian Food

Una pizzeria a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore Usa a Roma. L’annuncio che nel parco della lussuosa dimora nel cuore dei Parioli è stato eretto un forno a legna, piccolo monumento al simbolo planetario dell’Italian food, l’ha dato lo stesso rappresentante di George W. Bush in Italia, il californiano Ronald P. Spogli.

L’occasione è stata una riunione riservata con tutti i giornalisti americani della capitale, una trentina di professionisti. Fra questi invitati, gli inviati del New York Times e dell’Associated Press, della Cnn, della Cbs, del Wall Street Journal e del Chicago Tribune. Spogli ha accolto i reporter nel parco dell’antica villa – il manufatto originario è cinquecentesco, ma fu restaurato negli anni Venti dall’architetto Carlo Busiri Vici – con un colpo di scena. Agli ospiti, infatti, ha presentato il forno a legna nuovo di zecca. E nel suo speech, ha spiegato di aver “trovato strano”, al suo arrivo in Italia due anni fa, che nella residenza dell’ambasciatore americano a Roma non ci fosse un “pizza hut”, ovvero una casetta della pizza. Spogli non poteva certo chiedere a Condoleezza Rice i soldi per dotare di pizzeria la sua esclusiva e super blindata residenza di viale Rossini: il budget dell’Us State Department non lo prevede.

E così, l’ambasciatore americano a Roma, per attrezzare Villa Taverna di forno a legna (proprio come Villa Certosa di Berlusconi a Porto Rotondo) è stato costretto a ricorrere a una donazione di generosi sponsor privati. Una volta trovati gli euro, nel patio di fronte al giardino della dimora ha fatto costruire la casetta della pizza, un bel forno con parete di mattoni in grado di raggiungere la fatidica temperatura di 400 gradi, necessari per rendere la pizza croccante fuori, morbidissima dentro. Elastica e resistente, né troppo alta né troppo bassa, né umida né secca, né cruda né cotta.

Spogli non è il primo, del resto, a subire il fascino della pizza: ne fu conquistato Alessandro Dumas già nel 1835, e ne rimase entusiasta la regina Margherita di Savoia alla quale i pizzaioli napoletani dell’800 conosacrarono la più popolare delle pizze. Ma il successo planetario del cibo italiano glocal più famoso del mondo (matrice napoletana, diffusione senza confini), pur avendo una storia antichissima e un’origine mitologica risalente addirittura ad Enea, appartiene al mondo contemporaneo. Negli Stati Uniti è una pietanza estremamente popolare: Bill Clinton e decine di candidati alla Casa Bianca si sono dichiarati fanatici consumatori di quel cibo che i poeti sotto il Vesuvio han definito “nu ‘ncantesimo”. E l’imprenditore nordamericano Tom Monagham è entrato nella classifica di Forbes dei 100 più ricchi al mondo con il servizio delle pizze a domicilio.

Spogli ha intrattenuto gli inviati americani spiegando loro che l’emblema culinario del Belpaese non è solo food: cibo, sapore, gusto. “La pizza – ha sentenziato – brings people together”, fa riunire e incontrare le persone perché piace a tutti. “Userò il forno a legna – ha poi annunciato – per le colazioni di lavoro, molto frequenti nella vita di un ambasciatore americano”. Dallo speech ai fatti: il pranzo ai giornalisti americani è stato servito a base di pizza, una miscellanea di gusti, dalla classica Margherita alla più sofisticata gorgonzola e sedano.
di ALBERTO CUSTODERO

Fonte: Repubblica.it

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